Un giro in libreria #1

Sono stata in libreria: amo girare tra gli scaffali e farmi un’idea di ciò che è stato pubblicato, da poco. Giro per le librerie anche senza comprare. Chi mi segue su Instagram  sa che, questa volta, sono stata alla Mondadori in Piazza Duomo a Milano, ho fatto un giro in libreria e vi ho portato con me su Instragram Stories.  Ecco quali libri hanno attirato la mia attenzione.  Premetto: non li ho letti (non ancora), i testi di descrizione sono quelli che gli editori mettono a disposizione sui loro siti.

Giro in libreria – anche su Instagram Stories

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Non è che io sia una fan della letteratura koreana, ma ho aperto a caso due pagine e ho trovato una scrittura limpida e una donna che fa delle scelte di vita dopo aver fatto un sogno. Niente, mi ha stregato e credo lo comprerò.

Han Kang, La vegetariana, Adelphi, 2016

Yeong-hye è, nelle parole del marito che aprono il romanzo, una donna “completamente insignificante”. Le cose cominciano a precipitare il giorno in cui butta via tutta la carne dal freezer e annuncia che da quel momento sarà vegetariana. La sola spiegazione che dà al marito è questa: “Ho fatto un sogno”. È una storia in tre atti: il primo racconta la scelta di Yeong-hye; il secondo si concentra sul cognato, artista fallito che finisce per essere ossessionato dal corpo di lei; il terzo parla di In-hye, la sorella, che cerca un modo per venire a patti con il fallimento. Il romanzo di Han Kang è un libro sensuale, provocatorio e violento. Ogni frase è un’esperienza straordinaria.
Daniel Hahn, The Guardian

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John Niven, Le solite sospette, Einaudi, 2016

Il libro che mi ha fatto innamorare di John Niven è stato A volte ritorno, pubblicato nel 2012, ho letto anche Maschio bianco etero e non mi era dispiaciuto. Apprezzo la scrittura di John Niven: mi ricorda un Christopher Moore con meno parolacce o, come dice Ian Rankin, The Observer «A John Niven riesce la magia di essere sacrilego e umanissimo insieme». Scrive in modo scanzonato, e lo leggi con timore. Ti sembra di assistere a un ubriaco che si avvicina al karaoke, tu temi il disastro e poi, quando inizia a cantare scopri che è bravissimo. Oppure, come dice Irvine Welsh «John Niven è uno spasso assoluto».
In libreria sono stata attratta dall’ultimo romanzo di questo autore Le solite sospette, Einaudi, 2016 quattro pericolosissime vecchiette in fuga dopo avere svaligiato la banca del quartiere. La traduzione è di Marco Rossari, quindi vado tranquilla: è molto bravo e Niven è nelle sue corde. (nella foto c’è un pezzo del mio ombrellino tartan, non compreso nel prezzo)

 

Sono una fan del Giappone e mi piace l’idea del “raffinato romanzo erotico pieno di ombre e segreti”

La stanza dei kimono di Yuka Murayama, Piemme, 2016

Da tre generazioni, a Tokyo, la famiglia della giovane Asako gestisce un raffinato negozio di kimono. Quella del kimono è un’arte: ogni colore, ogni materiale, modello o fantasia ha un suo significato, che solo pochi sono in grado di decifrare. E quando Asako riceve in dono da sua nonna la splendida collezione privata della famiglia – una collezione di kimono antichi, preziosissimi, in cui ogni pezzo è unico e ha la sua storia – capisce che è il momento di lasciare il suo lavoro di organizzatrice di matrimoni e cominciare una nuova vita.D’altra parte, suo marito Seiji sembra essersi allontanato da lei, preda dell’infelicità e in cerca di qualcosa che forse Asako non riesce più a dargli. È tramite il negozio di kimono che Asako incontra Masataka, un affascinante sconosciuto di Kyoto che ha dei kimono speciali da proporle in vendita. Masataka è sposato con Chisa, una ragazza misteriosa con un passato pieno di ferite. Ferite che incidono con il suo senso di inadeguatezza e di paura, ma anche di fatale attrazione, nei confronti degli uomini e del sesso. Asako, Masataka, Chisa, Seiji: quattro persone le cui storie sono destinate a intrecciarsi, e che presto si scopriranno legate a doppio filo dal richiamo della passione, dell’eros, della perversione e del piacere che a volte a essa si accompagna.

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 Molly, La gatta che sapeva amare di Daley Melissa, Tre60 

Molly è una graziosa micetta tigrata di due anni. Quando la sua anziana padrona muore, lasciandola in compagnia di tre burberi cani, decide di abbandonare la sua casa e di mettersi alla ricerca di un nuovo padrone. Dopo aver vagato per giorni e giorni, ormai rassegnata a una vita randagia, incontra Debbie, una giovane donna che si prende subito cura di lei. Come Molly, anche Debbie è infelice: separata dal marito, con una figlia adolescente, gestisce un bar sull’orlo del fallimento. Ma, quando Molly dà alla luce quattro magnifici gattini, Debbie lo prende come un segno del destino: perché non trasformare il suo vecchio e malandato bar in un allegro e vivace Cat Café? (tratto dal sito dell’editore )

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Andrea Bonomi, Io e Mr Parky, Bompiani, 2016

A un professore universitario in pensione viene diagnosticata una malattia neurodegenerativa. Da quel giorno è costretto a confrontarsi con una nuova identità, che si affianca alla sua. Decide così di rendere conto di questa realtà attraverso la scrittura, allestendo una narrazione in cui si alternano le vicende di personaggi reali o immaginari, ciascuno con la propria storia e la propria voce: una piccola galleria di eroi esemplari attraverso cui illustrare un atteggiamento “dignitoso” nei confronti della malattia e trasformare la narrazione di un percorso personale in una riflessione disincantata sul declino che attende ogni organismo alle prese con il gran gioco della vita. La conclusione naturale di questo itinerario è un dialogo con la malattia stessa. Mr Myself, alterego dichiarato, e Mr Parky, la malattia, affrontano attraverso il filtro dell’ironia i temi inevitabili di sempre: la libertà, il destino, la fragilità del corpo di fronte alle ingiurie del tempo.

 

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Gian Mario Villalta, Scuola di felicità, Mondadori, 2016

La vita di un professore non è mai facile: la noia nello sguardo degli studenti, la loro smania di guardare i cellulari durante la lezione, l’aria che, tra ormoni e finestre chiuse, si fa ben presto irrespirabile. E in più la consapevolezza che “gli studenti che vanno bene avrebbero buoni voti con qualunque insegnante; quelli che vanno male invece vanno male con te”. E così anche per il protagonista di questo romanzo, un professore di Lettere, cinquantenne, vedovo, solitario, che da tempo ha perso la fiducia nell’incanto del suo lavoro. E di incanto non c’è nemmeno l’ombra nella rivoluzione messa in atto dalla nuova Dirigente scolastica, Lisa Bardella – un passato politico aggressivo -, decisa a razionalizzare la scuola in base ai più moderni criteri di valutazione e a renderla una vera e propria “Scuola della Felicità”. Obiettivo principale è aumentare la “Fil”, ovvero la Felicità interna lorda, ma anche, o forse soprattutto, recuperare iscritti. Nel frattempo, nell’istituto cominciano a verificarsi strani avvenimenti: chi si intrufola in piena notte per dipingere sulle pareti enigmatici murales di protesta? E perché gli studenti si sono divisi in due fazioni concorrenti, i Marci, contrari a quello che considerano un degrado dell’istituzione scolastica, e i Benesserini, sostenitori invece della Dirigente e dei suoi metodi? Un commovente romanzo di formazione, in cui ad affrontare un processo di profondo cambiamento non sono solo gli adolescenti, ma anche il loro insegnante.

#E infine…Il libro che ho visto in libreria e prenderei in biblioteca…:P

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E voi? da cosa siete attratti in libreria?

9 Comments Add yours

  1. amaranthinemess ha detto:

    Me ne vergogno davvero tanto ma una delle cose che più mi attirano verso un libro è la copertina. Sarà forse (anzi certamente) una deformazione da “designer” ma una bella copertina mi fa prendere in mano il libro, una brutta copertina mi mette un po’ di antipatia verso il libro, mi fa sentite che autore, editore o chi per loro non hanno messo cura nella “presentazione” dell’oggetto-libro.
    Solo qualche anno fa non avrei mai potuto sostenere una tesi simile e ammetto che è, se presa a se stante, abbastanza superficiale. C’è da dire che non sono del tutto fiscale con questo mio gusto per l’estetica del libro, non è che i libri “brutti” da vedere li rifiuto in toto, ogni tanto sbircio anche loro! 😀

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    1. Una lettrice ha detto:

      ma cosa c’è da vergognarsi? guarda che Calasso – non proprio l’ultimo scemo, ecco – sostiene che l’oggetto libro sia molto importante. io penso che si dovrebbero vergognare quelli che pubblicano libri brutti per carta, composizione, immagini buttate lì a caso, comprate su iStockImmagini per due lire e lavorate a “cazzo di cane” (citazione dalla serie tv Boris, io non dico parolacce), vai serena, #libribelli tutta la vita! Ti ispira qualcosa di quel che ho fotografato in questo giro in libreria? Facciamo un “giro-in-libreria-” sul tuo canale youtube? Mi ospiti? 😛

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  2. Baylee ha detto:

    “La vegetariana” la sto vedendo in ogni dove, mi sta montando una certa curiosità! 🙂 De “La stanza dei kimono”, invece, ho letto una recensione positiva qualche giorno fa e ci sto facendo un pensierino…
    Ultimamente, comunque, ho messo gli occhi su “Casanova per giovani italiani”: seguo Lia Celi su Twitter e mi fa sempre sbellicare. Di lei e Andrea Santangelo ho già letto “Caterina la Magnifica”, che sarebbe capace di far amare la storia anche a chi non l’ha mai sopportata! 😀

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    1. Una lettrice ha detto:

      invece io sto vedendo ovunque il nome del mio amico Andrea Santangelo. Qualche anno fa l’avevo intervistato, ti consiglio i libri che scrive con Lia Celi, sono una coppia molto ben affiatata: nei loro scritti c’è il giusto mix tra ironia e competenza. Qui l’intervista https://unalettrice.org/2013/04/13/operazione-compass-andrea-santangelo/

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      1. Baylee ha detto:

        Non mancherò! 🙂 Ho già “Mai stati meglio” che mi aspetta! 😀

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  3. Pendolante ha detto:

    Se Dovessi scegliere in base alla copertina, che di solito è l’attrattiva n. 1, andrei su Scuola di felicità, ma il titolo è melenso e vagamente paternalistico (o pedagogico :-)) il titolo che invece mi attira di più è Io e Mr Parky. Incuriosisce e di apre a mille possibilità

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    1. Una lettrice ha detto:

      Io e Mr Parky ha un tema molto pedagogico… 😉

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