Recensione Belgravia, Julian Fellows, Neri Pozza, 2016

51YtcX9xUSLAlla vigilia della battaglia di Waterloo,  i militari del Duca di Wellington,i nobili inglesi e prussiani,  e i nuovi borghesi  sono accomunati da un sentimento: sfiniti da lunghi anni di guerra, rinnegano la paura della morte, loro e dei loro cari,organizzando feste, bevendo, ballando e amoreggiando. Il romanzo si apre con questa atmosfera in un tempo dove le regole e i confini si fanno più labili ed è semplice per una bella e giovane ragazza della borghesia, Sophia Trenchard, avvicinare e conoscere il nobile ufficiale Lord Edmund Bellasis, erede di una delle famiglie più importanti della Gran Bretagna e farsi invitare, insieme alla sua famiglia, per il ballo della duchessa di Richmond.

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Questo è solo l’inizio del racconto perché l’intera vicenda si svolgerà nei salotti di Londra a distanza di più di due decenni. L’autore si è affidato a una storica per aggiungere un tocco di veridicità al tempo in cui le vicende sono ambientate: il tocco dell’esperta si vede nelle narrazioni in cui si spiega come è nato il quartiere di Belgravia. Le protagoniste assolute sono due famiglie, i borghesi Trenchard e i nobili Brockenhurst, accomunate da un importante segreto che nessuna delle due vorrebbe svelare.

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Il lettore conosce fin dall’inizio, almeno in parte, il segreto delle famiglie e ha un ruolo di spettatore: si ha l’impressione di stare dietro ad una porta ad origliare un segreto succoso. La trama del romanzo è ben congegnata ma la vicenda segue un filo intuibile, la cosa interessante è che, da lettrice, mi è sembrato di origliare le conversazioni dei protagonisti dietro ad una porta socchiusa. Questo, a mio giudizio, è il talento di Fellow: racconta  sia il lato pubblico, formale, nobile e sia quello nascosto, calcolatore e  freddo. Anche in Downton Abbey c’era questo gioco: in ogni puntata la stessa vicenda era vissuta dai nobili, in modo pubblico e in prima persona, sia dalla servitù che dietro alle porte socchiuse origliava, sulle scale commentava, bisbigliava, tramava e assisteva di riflesso allo svolgersi degli eventi. Fellow usa questo espediente narrativo dell'”alto” e del “basso”, della nobiltà e della servitù, della nobile famiglia di Conti Brockenhurst e  della famiglia di commercianti e costruttori arricchiti Tranchard  per mettere in luce la contrapposizione tra privato e pubblico, tra sentimenti reali e esibiti, tra posizione sociale e affetto. Fellow conosce da vicino il mondo british e nobile, essendo lui stesso un nobile britannico,  e riesce a dare un tocco di realtà alle descrizioni e ai dialoghi dei personaggi.

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Per gli affezionati di Downton Abbey, che come conoscono bene la serie TV, vi farà piacere ritrovare una cameriera personale impicciona come la O’ Brien, un maggiordomo che “sembrava nato per fare quel lavoro” che vi ricorderà Carson e una giovane avvenente, intelligente e ambiziosa che, a un certo punto, vi ricorderà Lady Mary… Non vi svelo altro.Detto tutto questo Belgravia è carino ma debole, l’ho letto volentieri perché ero al mare ma mi è piaciuto di più Snob, dello stesso autore. L’impressione è che Fellow  racconti sempre la stessa storia, non sono tutti così gli scrittori e non è per questo che li amiamo e ci affezioniamo?

 

Magari vuoi leggere il mio post sui Libri su DownTon Abbey 

 

3 Comments Add yours

  1. ophelinhap ha detto:

    letto anch’io quest’estate e apprezzato molto 🙂

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    1. Una lettrice ha detto:

      Ho preferito Snob, però sì, è ciò che ci aspettavamo da lui 🙂

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