Costellazione familiare di Rosa Matteucci, Adelphi edizioni, 2016

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Quando ho sfogliato il programma del Salone del libro di Torino mi ha colpito un evento: Mario Baudino è un giornalista, saggista e poeta italiano ha intervistato Rosa Matteucci, scrittrice sul suo ultimo romanzo Costellazione familiare, di Rosa Matteucci, pubblicato da Adelphi edizioni.

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Costellazioni familiari non è un saggio sul metodo delle costellazioni familiari ideate da Bert Hellinger, ma è un romanzo e come tale si prende delle libertà creative.Le costellazioni familiari, per chi non lo sapesse, sono una forma di psicoterapia che, tramite la messa in scena fisica delle dinamiche familiari vogliono portare alla luce e risolvere i conflitti che ereditiamo dai nostri antenati e che passeremo ai nostri eredi. Hellinger sostiene che la vita di ognuno è condizionata da destini e sentimenti che non sono veramente propri e personali; anche malattie gravi, il desiderio di morte e problemi sul lavoro possono essere dovuti a grovigli del sistema-famiglia e possono essere portati alla luce attraverso il processo delle Costellazioni Familiari.

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Il romanzo di Rosa Matteucci si apre con la messa in scena di una costellazione familiare cui prende parte la protagonista del romanzo: da qui narra le vicende aggrovigliate,  dolorose e tragicomiche della famiglia della protagonista che coincide poi con quella della scrittrice. Orvietana, di origini nobili, con una madre fredda e distante, amante dei cani più che dei figli e un padre adorabile mascalzone che dilapida tutto il patrimonio finendo sul lastrico, insicura e inserita da Roberto Calasso, l’editore di Adelphi, nelle prestigiose collane in cui si pubblicano Croce e Flaiano, Kafka e Kavafis, facendola diventare l’’unica italiana vivente, credo, di casa Adelphi.

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Quando Baudino le chiede “come fai a ottenere una lingua così?” lei risponde “Ho scritto con la mia lingua, la lingua che uso davvero, un miscuglio di lingua alta e bassa, non ho avuto freni, mi sono tolta tutte le inibizioni, mi sono lasciata completamente andare.”  Il modo in cui è scritto questo libro è una cosa mai letta prima. La scrittrice usa termini ricercati, parolacce, parole tedesche o latine, termini colloquiali nella stessa frase senza risultare artificiosa o falsa. Sarà che sono Pagani di cognome e di fatto, mentre la Matteucci ha una radice cristiana e spero di non risultare inopportuna ma il paragone più sentito ha come tema la natura.

Rosa Matteucci scrive con la forza delicata di uno spinoso cespuglio di rose, arrampicato su vecchio muro di mattoni rossi scrostati, splendente un tempo, con alcuni fiori aperti e rossi e dal profumo maturo, altri solo in teneri boccioli, alcuni fiori spogliati, i rami con le spine triangolari verde inglese, le formiche in colonna viaggiano veloce sui rami, il suono di un temporale tutto intorno, un ragno psicopompo pende con la sua bava,  beandosi di esser vivo e io ci vedo l’armonia semplice e complessa dell’intero Creato vive oltre il tempo lineare. Non avevo mai letto nessuno che scrivesse così, in italiano. La scrittura di Rosa Matteucci ha avuto su di me un effetto ipnotico: non sono riuscita a smettere di leggere fino alla fine dell’ultima pagina. Il che mi ha fatto perdere una notte di sonno, il 21 maggio, ciò mi ha reso nervosa e intrattabile il giorno 22 maggio. Rosa Matteucci mi ha ricordato  alcuni passi di Thomas Bernhard e Celine ma lei ha più ironia e bellezza più la vita del bel cespuglio spinoso, se il paragone non sembra troppo blasfemo.

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