Recensione – Piccole sorprese sulla strada della felicità, Monica Wood

Il 7 giugno è uscito, per Sperling e Kupfer, Piccole sorprese sulla strada della felicità, di Monica Wood. Ringrazio l’Editore che mi ha regalato una copia in anteprima: l’ho molto gustato, durante il ponte del due giugno, che ho passato a Nizza, a casa dei miei suoceri.

Nizza, lungomare

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La signorina Ona Viktus, la protagonista del romanzo, è una donna di 104 anni, cittadina americana trasferitasi negli USA 100 anni prima dalla Lituania. Sopravvissuta al marito, ai figli, a tutto il secolo del Novecento, pensa di avere ormai vissuto. A 104 anni è una vecchia scorbutica che vive in una casa americana, in legno, con giardino, alla fine di una strada di case tutte uguali, negli USA. Ormai deve chiedere ai boy scout di darle una mano per accudire i suoi uccellini, falciare il prato, riparare le assi di legno scricchiolanti dei gradini e di aiutarla in tutti quei lavori che non può più fare. Di solito Ona detesta i ragazzini, finché non incontra un ragazzo di 11 anni, anima curiosa e sensibile che la fa sentire importante e apprezzata.

Già dalla prima pagina del libro  siamo di fronte a un salto temporale: all’improvviso il giovane boy scout smette di andare a trovarla. Ona pensa “che delusione, è come tutti gli altri. Eppure mi sembrava diverso.” Passa un sabato, poi un altro; il terzo compare Quinn, il padre del bambino, per continuare quello che il figlio aveva iniziato, prima di essergli strappato dal destino. Scopriamo così, proprio nelle prime pagine del libro che il bambino è morto. Come, ancora non lo sappiamo.

La narrazione è fatta di continui salti temporali – avanti e indietro –  che ci fanno viaggiare con i protagonisti del libro.Mano a mano che procediamo con le pagine scopriamo nuovi dettagli a comporre il quadro complessivo della storia.

Quindi all’inizio del romanzo siamo ai giorni nostri negli USA, a casa della ultracenteria Ona, nel capitolo successivo siamo in un salotto di inizio del novecento, e assistiamo a una lezione di inglese data a Ona, piccola immigrata figlia di lituani che non parlano inglese. Poi siamo di nuovo ai giorni nostri nella cucina di Ona: lei racconta al bambino tutta la sua vita, svelando segreti inconfessati, ripercorrendo la sua avventurosa storia. A pezzetti scopriamo anche la storia dei genitori del bambino: un amore complicato, forte, ma che, penalizzato dalla professione, dall’indole del padre, dalla sensibilità del bambino e dalle aspettative della madre, che amerebbe essere parte di una perfetta famiglia americana media, non è riuscito a reggere la quotidianità e che oggi, dopo la morte del piccolo, è chiamato a rivedere tutta la sua creazione. Mano a mano che i capitoli proseguono i dettagli si fanno più accurati e il quadro, complessivo, acquista significato. 

La struttura narrativa a sbalzi narrativi è intrigante e migliora mano a mano che si procede nella lettura. La traduzione, a doppia mano, è ben fatta. Ho trovato solo un punto in cui scrive: “leggeva aprendo le costole del libro”. Ho molto riso perché i libri, in italiano, hanno le “coste”, non le costole, che si trovano solo nel corpo umano...

La figura che mi è piaciuta di più è Quinn, il padre, che ci accompagna dalla prima pagina.  E’ un bel ragazzo ed è un musicista rock di professione: nel libro ci sono molte descrizioni di concerti e c’è molta musica. L’autrice si è esibita per anni come cantante jazz, pop, country e gospel e ha grande sensibilità e competenza nello scrivere di musica e del mondo che la popola – le serate, i concerti, gli impresari, le band nascenti, i quarantenni che suonano per diletto.

 

Qui trovate la pagina Facebook  La versione di Ona 

Qui una nota sull’autrice:  Monica Wood proviene da una famiglia irlandese del New England e, prima di diventare unascrittrice a tempo pieno, ha lavorato in ambito scolastico e in una casa di riposo. Autrice bestseller di romanzi e di un memoir, vive con il marito a Portland, nel Maine.

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