Mi chiamo Lucy Barton, Elizabeth Strout, Einaudi, 2016

 


La mia pausa pranzo oggi è stata con un bagel al salmone e una copia di un romanzo che mi è stato regalato dall’editore. Si intitola Mi chiamo Lucy Barton, ed è il nuovo romanzo di Elizabeth Strout Ecco tre motivi per cui lo consiglio:

1. Non avevo mai letto questa scrittrice – che ha vinto molti premi negli 10 ultimi anni ed è stata pubblicata in Italia da diversi editori – ma devo ammettere che scrive da dio. Date un’occhiata alla pagina che ho fotografato e ditemi: ogni parola non è scelta come se fosse una ciliegia da gustare?

2.bella copertina, bella carta, niente errori di battitura, buona traduzione (Susanna Basso, brava come sempre) prezzo equo. (15 euro) io lo, sono una rompina, ma visto che i libri li faccio per lavoro prestò attenzione alla qualità del prodotto libro e qui ci siamo. Acquisto consigliato.

3. Il tema di questo romanzo è il rapporto madre-figlia ma non immaginate nulla di pesante o troppo introspettivo. Altre scrittrici – come Irene Nemirosky nel libro Il Ballo o in Jezahabel (se si scrive così) entrano in profondità, sviscerano il disagio e l’ambivalenza che caratterizzano questo importante e difficile rapporto. la Strout è profonda ma descrivendo gesti e dialoghi lascia più spazio al lettore e alla sua immaginazione.

3 commenti Aggiungi il tuo

  1. Baylee ha detto:

    Mi ispira un sacco quest’autrice, mi fa piacere sentirne parlare bene anche qui. Credo che inizierò da “Olive Kitteridge”, già adocchiato in biblioteca! 🙂

    Mi piace

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