Furore, John Steinbeck

il

“E quando gli uomini erano in gruppo, la paura spariva dai loro volti e la rabbia prendeva il suo posto. E le donne sospiravano di sollievo, perchè capivano che andava tutto bene: il crollo non c’era stato; e non ci sarebbe stato mai nessun crollo finchè la paura fosse riuscita a trasformarsi in furore.”

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Ho amato il libro che ho letto voracemente. Parla di quel coraggio che gli esseri umani tirano fuori, non si sa da dove, nelle situazioni più difficili. Quando stremati si vorrebbe mollare e farla finita, la natura umana ci spinge, con una forza misteriosa, a reagire, ad andare avanti. Questo libro è spunto di riflessione continua  “non ci sarebbe stato mai nessun crollo finchè la paura fosse riuscita a trasformarsi in furore”. La nuova traduzione è scorrevole e riesce a rendere lo stile  di Steinbeck – il dialect che non è il dialetto nel senso italiano del termine, il dialect è la lingua colloquiale, parlata, quella in cui se dico non centra niente coi dialetti, scritto così e pronunciato così voi cogliete una sfumatura diversa.

Un po’ di storia: Furore è un romanzo mitico, pubblicato negli Stati Uniti nel 1939 e coraggiosamente proposto in Italia da Valentino Bompiani l’anno seguente.  Il libro fu perseguitato dalla censura fascista – la traduzione in circolazione fino ad ora era stata selvaggiamente tagliata e rimaneggiata, e solo ora, dopo più di 70 anni, vede la luce la prima edizione integrale, nella nuova traduzione di Sergio Claudio Perroni che dona una nuova freschezza alla lettura.

La trama: il libro racconta del viaggio della famiglia Joad, Tom, i suoi genitori, fratelli e sorelle, lungo la route 66 dall’Oklahoma alla California. I Joad, contadini, perdono la loro terra, acquisita da una banca, e si incamminano verso la California, terra promessa piena di lavoro, arance profumate e dolci colline.

La crisi economica. I temi trattati in questo romanzo, considerato tra le più importanti testimonianze della Grande Depressione, sono profondamente attuali  nella congiuntura degli ultimi difficili anni. Leggete questa citazione:

E le strade sono affollate da gente avida di lavoro, ma avida al punto da essere disposta ad assassinare pur di trovarne. E le banche e le società si scavano la fossa con le proprie mani, ma non lo sanno. I campi sono fecondi, e sulle strade circola l’umanità affamata. I granai sono pieni, e i bimbi dei poveri crescono rachitici e pieni di pustole. Le grandi società non sanno che la linea di demarcazione tra fame e furore è sottile come un capello. E il denaro che potrebbe andare in salari va in gas, in esplosivi, in fucili, in spie, in polizie e in liste nere. Sulle strade la gente formicola in cerca di pane e lavoro, e in seno ad essa serpeggia il furore, e fermenta.”

 

Il pettegolezzo: “ma questo è un Coardi!”, il nome del traduttore – infelice – della prima edizione di Furore significa più o meno “è un incompetente, raccomandato e incapace”. La prima traduzione di Furore ha fatto incazzare decine di lettori per lo stile.

La parola agli esperti. Anna Tagliavini spiega sulla rivista Tradurre molte delle censure effettuate nel 1939 in corso di traduzione (possiamo riassumere con “tendenza Coardi”)

Un po’ di musica: Bruce Springsteen  The Ghost of Tom Joad, il video qui sotto ha i sottotitoli in italiano.

 

La mia opinone sul finale del libro: sorprendente, commovente. Steinbeck scrive qualcosa di simile anche in una parte di Uomini e topi, ma qui lo perfeziona. (non scrivo di più perchè non voglio fare spoiler, ma in sintesi Per me è sì.)

16 commenti Aggiungi il tuo

  1. La McMusa ha detto:

    Grazie. Per la tua recensione, e soprattutto per aver valorizzato la versione springsteeniana. Che, a parer mio, è stupenda.

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    1. Una lettrice ha detto:

      grazie a te! 🙂

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  2. Pendolante ha detto:

    Io l’ho iniziato l’estate scorsa, ma non sono andata avanti. Mi sono detta che non era il momento, ma forse non era la traduzione giusta. Lo verifico e mi butto su questa edizione

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    1. Una lettrice ha detto:

      nemmeno io ero riuscita ad appassionarmi alla vecchia traduzione. Ho riprovato cn questa e me ne sono innamorata!

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      1. Pendolante ha detto:

        E allora mi sa che me la compro 🙂

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  3. Ophelinha ha detto:

    bellissima recensione. Grazie, mi fai sempre venire voglia di leggere (a grave danno del mio portafogli :D)
    x

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    1. Una lettrice ha detto:

      che bella cosa che mi hai scritto 🙂 Ti ringrazio

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  4. Gabriele ha detto:

    Riletto neanche un mese fa, naturalmente nella nuova edizione: splendido libro, ci voleva proprio una nuova traduzione che gli rendesse merito e lo riportasse in auge fra i lettori. Poi di questa edizione a me piace anche tantissimo la copertina e il formato bello grosso che ti fa sembrare di avere in mano un librone importante.
    Gente, comprate Steinbeck, che è un grandissimo scrittore!

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    1. Una lettrice ha detto:

      è vero il formato bello grosso piace anche a me 🙂

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  5. LettoreDisoccupato ha detto:

    E toccherà leggerlo anche a me… mi hai convinto con The ghost of Tom Joad, mi ha accompagnato per un difficilissimo anno, e la amo per la splendida tristezza che mi infonde ogni volta che trovo il coraggio di riascoltarla.

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    1. Una lettrice ha detto:

      e secondo me, se lo leggi, ne uscirà una grande recensione, caro lettore disoccupato 🙂

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  6. arna ha detto:

    sono d’accordo con te. L’ho letto anni fa in originale e adesso ho voluto rileggere il famoso finale, ancora molto commovente come la prima volta: un grande grande libro, quanto mai attuale al giorno d’oggi.

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