Note per colui o colei che desiderano pubblicare un libro.

snoopy_che-partenza_inseritoQuanti sognano di pubblicare un libro? Talmente tanti che tra qualche settimana inizierà un reality su aspiranti scrittori. Talmente tanti che si calcola che per ogni lettore esistano 10 aspiranti scrittori.

 Oggi copio/incollo due articoli sull’editoria  e sulle trasformazioni dell’industria editoriale avvenute negli ultimi anni e scrivo 10 note a margine per gli esordienti.

Articolo di Andrea Bajani:

“A furia di veder entrare in libreria scatoloni di novità editoriali per poi vederle uscire pochi mesi dopo per far posto sui banconi ad altre novità, forse rinunceremo all’anacronistica divisione tra periodici e libri. O meglio: forse smetteremo di rubricare i libri tra gli oggetti sottratti alla prosaicità della durata, per rassegnarci finalmente a chiamare anch’essi periodici, etichetta un tempo destinata – come tutti sanno – ai quotidiani e alle riviste. La tagliola del tempo, così si pensava, scattava su quel che era effimero. Il libro no: saltava la staccionata del tempo a gambe unite, e poi restava. Chiamiamoli periodici, questi oggetti cartacei che sgomitano per conquistarsi decimetri quadrati in libreria, che si sbracciano (“Prendimi! Dammi una possibilità!”) per essere raccolti dagli occhi di qualcuno, e che poi finiscono inesorabilmente trascinati via di peso come pazzi dopo poche settimane di vendite sbiadite. Per essere buttati e chiusi dentro le segrete dei magazzini editoriali*, e da lì, infine, nella fossa comune del macero, previa lettera all’autore per notificargli che quella è l’ultima stazione della via crucis della sua opera immortale. Timbro, spedizione, e il libro finisce smaterializzato in uno sbuffo di polvere di carta.
È a questo che fa pensare “E così vorresti fare lo scrittore” (Laterza), l’incursione amara di Giuseppe Culicchia(1) nella cosiddetta filiera del libro: autori, lettori, editori, librerie, giornali, televisioni, radio, premi, festival letterari. Il quadro è a suo modo spietato, anche se il registro che Culicchia usa è sarcastico, facendo virare la denuncia verso il disincanto, piuttosto, e la delusione, con una punta d’ironico cinismo. Che cosa è successo, nel tempo che è passato tra l’infanzia nei primi anni Settanta («Mi addormentavo con un libro tra le mani e la mattina dopo riprendevo a leggerlo facendo colazione», «In quella frase, in quel romanzo, c’era tutto. Il dolore e la gioia. La vita e la morte») e il suo ingresso in quello che Culicchia chiama «il dorato mondo delle Lettere», in cui non si fa altro che ripetere «In Italia sono più quelli che scrivono che quelli che leggono»?** Che cosa è successo a questo Paese nel frattempo?
Giuseppe Culicchia si rivolge a un ipotetico aspirante scrittore, utilizzando la celebre tripartizione con cui Arbasino suddivideva cronologicamente la carriera di un autore: Brillante Promessa, Solito Stronzo, Venerato Maestro***. La carrellata è quella di un falò delle vanità, di una specie di farsa in cui non si salva nessuno. Quello che si appresta (o aspira) ad attraversare l’ipotetico scrittore è un paesaggio ridicolo, grottesco a tratti. Ai turlupinamenti dell’ufficio stampa ai danni degli autori si aggiungono le distrazioni intrinseche dei giornalisti, il cinismo delle televisioni, i successi illusori dei libri, la falsa competitività dei premi, la zavorra degli omaggi profferti a fine presentazione.
Alla fine di questo libro però verrebbe voglia di far virare quella delusione e quell’ironico disincanto – che pure non concedono sconti, ma comunque attenuano gli spigoli – verso la denuncia. Viene voglia di reclamare un pensiero politico, al «dorato mondo delle Lettere», e a chi lo attraversa come un paesaggio bombardato. Che Paese è quello in cui gli editori rovesciano sui banchi delle librerie esordienti a buon mercato pronti ad abbandonarli al primo insuccesso?

Che Paese è quello in cui i libri che arrivano in libreria sono pieni di refusi, traduzioni malpagate non riviste, sciatterie sparse per le pagine?****

Che Paese è quello in cui i giornali non parlano più di un libro a due mesi dall’uscita perché non è più una novità?*****

Che Paese è quello in cui i cosiddetti intellettuali rilasciano opinioni affrettate al telefonino, mentre guidano, o mentre guardano il primogenito che si appresta al calcio d’angolo al novantesimo?Che Paese è quello in cui si accetta che degli insegnanti di lettere dicano che non hanno tempo di leggere? Che Paese è quello in cui nessuno si chiede più di che editore sia un libro perché gli sembrano fondamentalmente tutti uguali, dalle copertine ai titoli fino all’autore che li reclamizza sulla fascetta? Ecco: viene voglia di un pensiero****** politico e civile, perché è questo che ci manca, da cittadini drammaticamente orfani, quali siamo. Da cittadini, e da lettori, abbiamo il dovere di reclamarlo. Di non accontentarci. Serve uno straccio di pensiero politico e civile per riuscire a mettere in relazione tutto questo con trent’anni di berlusconismo e con la contemporanea devastazione culturale, prima ancora che politico economica. Imputare la responsabilità di tutto, come si è fatto, alle sue televisioni è un alibi che vale la pena abbandonare. Dove erano le forze culturali, che avrebbero dovuto contrastarlo? Dov’erano i lettori che lo pretendevano, da quelle stesse forze? Dov’è il progetto culturale alternativo che anche la cosiddetta filiera del libro avrebbe potuto (e dovuto) opporre? Perché non imputare trent’anni di berlusconismo anche a quegli editori – e a quella parte di filiera – che sembrano aver dismesso (con le virtuose eccezioni, per fortuna, che provano a resistere) progetti culturali, responsabilità e coscienza politica, in nome del budget a fine anno? Che pur di far cassa hanno rovesciato addosso ai lettori tonnellate di libri – necessari? – che poi non trovano spazio nelle librerie. In fondo basta poco per accorgersi della prossimità che esiste tra i verbi leggere ed eleggere*******

Chi legge male – sia detto a chi pubblica, a chi scrive, a chi veicola i libri – elegge parimenti.”

snoopy-scrittore-malinteso_inserito

NOTE:

* 1.Le segrete dei magazzini editoriali? gli editori non hanno quasi mai magazzini, li hanno i distributori, ma in ogni caso la Nota 1 è: scrivete solo di ciò che conoscete bene. Altrimenti non sarete credibili.

**2. Nota 2 se volete scrivere, è indispensabile leggere. Confrontate una pagina scritta da voi con una pagina di un autore italiano che amate. Siate spietati. Se non riuscite ad essere spietati fate leggere qualche vostra pagina a un lettore.

***3 NOTA 3. Siate umili, non è per tutti diventare Brillante promessa, Solito Stronzo, Venerato Maestro.

**** NOTA 4 : Non si fanno i soldi diventando uno scrittore. L’unico in Italia che ci ha guadagnato dicono sia Umberto Eco. Gli altri, se sono ricchi, sono ricchi perché fanno film, radio, scuole di editoria, marketing, ospitate o programmi televisivi.  (Inoltre vorrei dire che i miei libri arrivano in stampa con le migliori traduzioni possibili, la miglior redazione possibile, la migliore impaginazione possibile, stampati con la miglior carta possibile e rilegati nel migliore dei modi. E questo non è un auto-incensamento, è anzi un complimento a tutte le persone che lavorano con me e per l’Editore e che nonostante il “miglior modo possibile” significhi a volte pochissimi soldi, si impegnano a fare tutto quanto è in loro potere per garantire la massima qualità. E voi continuate a fotocopiare)

*****NOTA 5  Leggete e scrivete di cose che vi appassionano. Fatevi un vostro proprio gusto, non seguite le mode editoriali.

****** NOTA 6 Abbiate ben chiaro qual è il pensiero alla base del tuo libro. Se la tua risposta è “è difficile dire di cosa parla questo libro” non hai ben chiaro di cosa vuoi scrivere.

******* NOTA 7 (questo è uno sproloquio, siamo tutti esasperati dalla classe politica.) Non inserite sproloqui, in linea generale privilegiate l’azione alla descrizione. 

Risposta di Loredana Lipperini a Andrea Bajani

“Due anni e mezzo fa, le ragioni che avrebbero portato al sanguinoso stato delle cose in ambito editoriale, erano già chiare: non a me, non ho la palla di cristallo, ma a  tutti coloro che in quel mondo lavoravano. I libri restavano in libreria quindici-venti giorni. Già due anni e mezzo fa. La politica dei mini prezzi di Newton Compton avrebbe ingenerato una rincorsa al ribasso (anche qualitativo, evidentemente)********: e tutti lo sapevano. Gli editori, nella gran parte, tralasciavano l’antico compito di far crescere gli autori che pubblicavano per dare la caccia a esordienti a basso costo e grande entusiasmo cui possibilmente commissionare romanzi da inserire in un filone di presunto successo. E tutti lo sapevano. I responsabili marketing, che in molti casi sono i veri direttori editoriali, inseguivano tendenze che si sono rivelate fallaci invece di proporre un progetto coerente. E molti scrittori si sono adeguati.
Per questo motivo, farei un piccolo distinguo rispetto a quanto scrive Andrea Bajani, che conclude il suo articolo di oggi attribuendo l’attuale sciagura al berlusconismo. Non è solo  una questione di berlusconismo: o meglio, il berlusconismo è figlio e prodotto di una generale ostinazione  a non voler progettare strategie di lunga durata. La politica delle rese si deve a questa ostinazione. La rincorsa di questa o quella moda (le sfumature, il fantastico, il new adult, il memoir, il libro di ricette) si deve a questa ostinazione (o miopia). Dunque? Dunque, parafrasando il titolo del libro di Giuseppe Culicchia che Bajani recensisce, il consiglio più onesto che si possa dare a un esordiente non è quello di scoraggiarlo. E’ di dirgli “nulla è sicuro, ma scrivi”********* (come poetava  Fortini). Magari non pubblicherai ora. O, se pubblicherai, rischierai che la tua opera, su cui hai sudato per anni, faccia un’apparizione fulminea in libreria e poi sparisca. Ma scrivi lo stesso, e leggi**********, e scrivi ancora. Prima o poi la nottata finirà: con l’augurio che gli esperti di strategie di vendita, in molta parte, rivedano le proprie convinzioni. E si convincano che i libri sono certamente un prodotto: ma talmente anomalo che le regole del mercato, per i medesimi, non sono le stesse che si applicano alle passate di pomodoro.

NOTE

******** NOTA 8: il ribasso qualitativo degli esordienti che ho letto io spesso si chiama NOIA. Fate in modo che quanto scrivente non sia noioso. (ma se non leggi come fai a sapere se stai scrivendo qualcosa di noioso? Ritorna alla nota dove ti consiglio di leggere)

********* NOTA 9 Nulla è sicuro, ma scrivi. (fa figo sapere chi è Franco Fortini, vai con Wiki)

********** NOTA 10 Leggete poi scrivete. Egan Jennifer

infine segnalo la Risposta di iScarlets a Loredana Lipperini. 

One Comment Add yours

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...