La tecnologia cambia la didattica? un dibattito #Università #italia

Dal 2000 al 2010 l’Italia è l’unica nazione europea che non ha incrementato la spesa reale per istruzione. Nel resto del mondo invece non solo vengono investiti dei fondi, ma cambia anche il metodo di insegnamento. Negli Usa continua a crescere la Khan Academy, (le lezioni video sono salite a quattromila) in europa da Berlino arriva iversity.org, un’università gratis.

Scrive Tullio de Mauro su Internazionale: Tre grandi forze alimentano il ciclone: l’insoddisfazione delle tradizionali lezioni frontali; la speranza che la rete porti ad apprendimenti interattivi più efficienti della tripletta ascolto silente/lettura individuale/interrogazioni ed esami (che mostrino la capacità di ripetere ciò che il docente ebbe a dire); il bisogno di internazionalità.

E in Italia? I docenti si pongono il problema di come la tecnologia abbia cambiato il modo di fare didattica? Alcuni sì, stanno iniziando alcuni esperimenti di apprendimento social. Per esempio Marco Galvagno,docente di Marketing all’Università di Catania. Il suo corso è appena partito in molti luoghi: fisicamente nell’aula di Catania, su Internet attraverso Twitter –  ha lanciato il tag #marketing2013 per interagire a lezione – , Facebook, Istagram e il suo sito web.

Scrive Marco Galvagno nella sua pagina Facebook: “Ho appena finito una discussione con alcuni miei colleghi, sia docenti che amministrativi, sull’utilizzo dei social network per la didattica. Molto utili per me anche per aumentare l’efficacia del servizio offerto come Università in generale, oltre che per rendere la didattica più utile e stimolante, un po’ costruita dallo studente. Io in aula per esempio uso twitter, alcuni miei colleghi usano Fb, ecc. Dall’altra parte ho sentito parole del tipo “non puoi inseguire gli studenti su fb” oppure “se il docente decide che si intergaisce per email e al ricevimento, lo studente si deve adeguare” “abbiamo una piattaforma che funziona, bisogna imporre agli studenti di utilizzarla” e cose del genere. Secondo me siamo fuori dal mondo. Morti che camminano e non se ne sono accorti, reazionari d’altri tempi. Mah… Mi chiedo cosa ne pensano gli studenti e gli altri miei colleghi.

Da questo post sono scaturiti molti commenti.

  • Ci sono docenti, come il professor Rosario Faraci, Università di Catania,  che hanno un sito di didattica http://www.faracididattica.it/ cui è abbinata una pagina Facebook e sostengono a spada tratta questo metodo.
  • Ci sono docenti parzialmente contrari come il prof. Roberto Cellini, che hanno un’idea diversa “Io propongo alla riflessione il fatto che l’esperienza dell’università sia una cosa più  ampia dell’apprendimento dei contenuti di tutti gli insegnamenti; e’ innanzitutto una esperienza di vita, in cui la interazione ANCHE CON GLI ALTRI STUDENTI e’ un elemento fondamentale. Limitarsi all’interazione (per quanto continua e costante) tramite strumenti informatici, priva gli studenti di una componente fondametale dell’esperienza universitaria. Due provocazioni: (1) anche litigare per avere il posto a sedere in aula (e non finire nell’aula in teleconferenza), alla fine fa parte dell’esperienza universitaria, ed e’ altrettanto importante della conoscenza dei contenuti della materia! (2) Io forniso sempre il materiale, anche per via informatica, pero’ devo dire che se gli studenti imparassero a doversi procurare il amteriale informatico – SCONTRANDOSI con i servizi bibliotecari non sarebbe un male! Dare la pappa pronta potrebbe non aiutare a crescere …”
  • Ci sono studenti “Un professore, che fuori dall’orario di lezione, propone contenuti ai suoi studenti -una banale infografica o un video del TED- non può che essere un docente migliore”
  • ci sono molti studenti:  “Lei è pieno di idee, un esempio per gli studenti e se i social network vengono utilizzati nel modo giusto sono utilissimi anche ai fini didattici. Spesso pure utilizzando la giusta rete non si ricevono risposte. Ad esempio il prof.XXX pubblica tanti link con notizie sempre interessanti. La lezione non si limita in aula ma ti aiuta ad accrescere il sapere di ogni studente.”

La grande stampa tace. Il governo in questo momento ha altro a cui pensare. Il ministero all’istruzione, non saprebbe che dire. L’Europa su questo tema non esiste.

Quelli che producono contenuti, e gli editori, e altri player oggi solo marginalmente collegati con l’istruzione, come per esempio Google o Amazon  vi osservano. In un futuro non troppo lontano forse saranno loro a decidere come cambierà il modo di insegnare e di apprendere.

One Comment Add yours

  1. Marco Galvagno ha detto:

    Grazie Alessandra per la sintesi. Credo che la questione sia complessa e che si dovrebbe affrontare con molta cautela, ma anche in fretta.

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